Dip. di Scienze Ambientali "Giacomino Sarfatti", sez. di Biologia Farmaceutica dell’Università degli Studi di Siena, via T. Pendola 62, 53100 Siena - Codice Fiscale 92008890524, Partita I.V.A. 01080010521
Harpagophytum procumbens DC. (fam.: Pedaliaceae)
(artiglio del diavolo, devil’s claw)
Botanica: l’artiglio del diavolo è una pianta che cresce solo nell’Africa meridionale, essendo il suo habitat naturale principalmente quello delle savane e delle foreste decidue. Si tratta di una specie perenne, caratterizzata da numerosi rami prostrati che si dipartono da una succulenta radice centrale.
Droga: Farmacopea Europea IV Ed.: radici tuberose secondarie frammentate ed essiccate di H. procumbens contenenti non meno dell’1,2% di arpagoside, calcolato con riferimento alla droga essiccata.
Composizione chimica della droga: i principali costituenti chimici dei tuberi essiccati di H. procumbens sono i glicosidi iridoidi, in particolare arpagoside, procumbide, arpagide e 8-p-cumaroil-arpagide. Altri costituenti chimici dai quali derivano le proprietà farmacologiche dell’artiglio del diavolo sono vari composti flavonoidi – fra i quali il kempferolo e la luteolina –, gli acidi clorogenico, cinnamico, ursolico e oleanico, l’acteoside, vari chinoni ed altro ancora.
Farmacologia: le prime indagini farmacologiche condotte sull’artiglio del diavolo hanno rivelato la presenza di un’attività antiinfiammatoria-analgesica, ipotensiva e antiaritmica; tuttavia, solamente l’attività antiinfiammatoria-analgesica ha suscitato un interesse clinico che ha portato ad un esteso impiego della pianta nelle malattie reumatiche. I risultati delle indagini farmacologiche più recenti intese a confermare l’esistenza di questa attività sono contradditori. Per esempio, è stato trovato che un estratto acquoso del tubero è attivo ad una dose corrispondente a 100 mg/kg della droga sia nel test dell’infiammazione indotta nel ratto da carragenina sia nel test di analgesia del writhing nel topo; al contrario, in un altro studio la pianta è stata trovata inattiva sia nel test della carragenina nel ratto che nel test della produzione di eicosanoidi in volontari sani. E’ probabile che questa discordanza di risultati sia dovuta alle differenze di composizione fra i vari prodotti commerciali indagati.
Tossicologia: non risultano riportati in letteratura studi di tossicologia animale.
Clinica: svariati studi clinici dimostrano l’efficacia dell’artiglio del diavolo nelle malattie artritiche, artrosiche e anche nell’osteoporosi. Molto recentemente, in uno studio controllato multicentrico condotto su pazienti con osteoartrite alle ginocchia o al fianco, una preparazione della pianta in questione è risultata efficace come 100 mg/die di diacereina nell’attenuazione del dolore e della disabilità; inoltre, il fabbisogno di analgesici e antiinfiammatori non steroidei è risultato ridotto nei pazienti trattati.
Indicazioni terapeutiche*: trattamento coadiuvante delle malattie degenerative dell’apparato osteoartromuscolare; nella medicina popolare, nella dispepsia e nell’inappetenza.
Effetti collaterali, controindicazioni, interazioni, precauzioni speciali: secondo i risultati degli studi clinici più recenti, l’artiglio del diavolo sembra essere ben tollerato, essendo stati registrati solo pochi casi di lievi disturbi a livello gastrointestinale. La pianta è controindicata in presenza di ulcera gastrica e duodenale. Non sono note interazioni con altri farmaci. In mancanza di dati, non è prudente l’uso in gravidanza.
Dosaggi: nella dispepsia e nell’inappetenza, 1,5 g di droga in infuso. Non esistono raccomandazioni precise circa le dosi da impiegare nelle malattie osteoartromuscolari; in alcuni studi clinici recenti sono stati somministrati 435 mg/die di droga polverizzata (Phytomedicine, 2000, 7, 177-83) o 600/1200 mg/die dell’estratto WS 1531 (Eur. J. Anaesthesiol., 1999, 16, 118-29).
* Monografie Commissione Europea