Dip. di Scienze Ambientali "Giacomino Sarfatti", sez. di Biologia Farmaceutica dell’Università degli Studi di Siena, via T. Pendola 62, 53100 Siena - Codice Fiscale 92008890524, Partita I.V.A. 01080010521

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Aloe vera (L.) Burm. f., Aloe ferox Mill. (fam.: Liliaceae)

(aloe delle Barbados, aloe vera; aloe del Capo, true aloe)

Aloe

Botanica: A. vera (sin.: Aloe barbadensis Mill.), originaria dell’Africa Meridionale, è una pianta succulenta erbacea perenne munita di foglie carnose a margine spinoso lunghe 30-50 cm e larghe alla base 10 cm; i fiori sono tubulari di colore giallastro, lunghi 25-35 e organizzati in spighe. A. ferox, originaria invece dell’Africa Settentrionale e successivamente introdotta nelle Antille, è una pianta perenne arborescente munita di un fusto di 2-3 metri di altezza coronato con una rosetta di foglie ovali-lanceolate di 40-60 cm di lunghezza; i fiori riunti a grappolo e di colore dal giallo al rosso sono portati da uno scapo che si eleva dal centro della rosetta.

Droga: A) Farmacopea Italiana X Ed.: succo condensato ed essiccato delle foglie di A. barbadensis Mill. contenente non meno del 28,0% di derivati idrossiantracenici, espressi come barbaloina e calcolati con riferimento alla droga essiccata, oppure succo condensato ed essiccato dele foglie di varie specie di aloe, principalmente di Aloe ferox Mill. e dei suoi ibridi, contenente non meno del 18% di derivati idrossiantracenici, espressi come barbaloina e calcolati con riferimento alla droga essiccata. B) Farmacopea Europea IV Ed.: come Farmacopea Italiana.

Costituzione chimica della droga: i principali costituenti biologicamente attivi sono dei 10-C-glicosidi di aloe-emodina antroni; di questi composti, l’aloina (barbaloina) è quello contenuto in maggiore quantità (si tratta di una miscela degli enantiomeri aloina A (10S) e aloina B (10R)); quantitativamente minoritaria è la 5-idrossialoina A. A. ferox contiene anche l’aloinoside A e l’aloinoside B, che sono dei 10-C- e O-glicosidi dell’aloe-emodina antrone.

Farmacologia: l’aloina A e B, la 5-idrossialoina e gli aloinosidi A e B presenti nella droga non vengono assorbiti nel tratto superiore dell’intestino, ma nel colon vengono idrolizzate dalla flora batterica in metaboliti attivi (il principale è l’aloe-emodina-9-antrone), che stimolano la motilità colonica accelerando il transito in questa parte dell’intestino; inoltre, attraverso meccanismi che probabilmente coinvolgono l’enzima Na+,K+-adenosina trifosfatasi e i canali del cloro, aumentano il contenuto di acqua dell’intestino crasso. 

Tossicologia: la droga e gli estratti della droga non sembrano essere tossici per somministrazione acuta e subcronica (fino a 50 mg/kg/die os di estratto per 12 settimane nel topo); altrettanto dicasi per l’aloina A (fino a 60 mg/kg/die os per 20 settimane nel topo). L’estratto (fino a 1.000 mg/kg os) e l’aloina A (fino a 200 mg/kg os) non  sono risultati embriotossici e teratogeni nel ratto; i risultati dei tests di teratogenicità in vitro e in vivo sono risultati negativi.   

Clinica: la prova dell’efficacia dell’aloe come lassativo deriva dalle esperienze della medicina empirica.

Indicazioni terapeutiche*: trattamento a breve termine della costipazione occasionale.

Effetti collaterali, controindicazioni, interazioni, precauzioni speciali*: possono verificarsi dolori e spasmi intestinali, soprattutto in presenza di colon irritabile. L’aloe è controindicato nella costipazione cronica, in caso di stenosi, ostruzione o atonia dell’intestino, nelle malattie infiammatorie intestinali (morbo di Chron), nella colite ulcerosa, nell’appendicite, in presenza di dolori addominali di origine sconosciuta, negli stati di grave disidratazione e nei bambini al di sotto dei 10 anni. Come nel caso di tutti i lassativi, l’aloe non deve esere usato per più di 2 settimane consecutive (salvo diversa prescrizione medica). L’impiego cronico può causare la pigmentazione del colon (melanosis coli), che peraltro scompare interrompendo il trattamento, e, come avviene per tutti i lassativi che contengono composti antrachinonici, può indurre ipopotassiemia, con conseguenti disfunzioni cardiache e neuromuscolari, albuminuria ed ematuria. L’ipopotassiemia risultante da un impiego cronico dell’aloe può potenziare l’azione dei glicosidi cardioattivi; l’aloe può interagire con i farmaci antiaritmici (per sempio, la chinidina) e il suo impiego assieme a quello di altri farmaci (per esempio, i diuretici tiazidici, gli adrenocorticoidi) e delle sostanze (per esempio, la liquirizia) che consumano potassio può aggravare lo squilibrio elettrolitico. In generale, l’efficacia di tutti i farmaci assunti concomitantemente può risultare ridotta a causa dell’accelerazione del transito intestinale. Poiché molti antranoidi sono genotossici (per esempio, l’aloe-emodina), l’uso dell’aloe nel corso del primo trimestre di gravidanza è sconsigliato; l’uso di questa pianta è da evitare anche durante l’allattamento, perché piccole quantità di metaboliti dei costituenti antrachinonici possono passare nel latte.

Dosaggi*: 10-30 mg/die di idrossiantrachinoni calcolati come barbaloina.    

* Monografie ESCOP, WHO monographs, vol. 1, 1999